VENICE MARATHON DA SPETTATORE


Domenica scorsa, 28 ottobre, si è svolta la Venice Marathon. 
Con mio forte rammarico, quest'anno l'ho vissuta da semplice spettatore e non da protagonista (anche se definirmi un "protagonista" forse è un po' azzardato!). 
Quella di quest'anno passerà però alla storia come una maratona davvero estrema, per le condizioni climatiche in cui si è svolta: pioggia, freddo, vento di bora e acqua alta hanno accompagnato senza sosta gli ottomila "eroi" tra i quali avrei dovuto/voluto esserci anch'io.
Alle 6 della mattina, quasi dovessi prepararmi pure io, mi sono svegliato e appena ho sentito le sirene dell'acqua alta e il forte vento, confesso che ho provato un senso di soddisfazione nel godere del calduccio e delle coperte.  Ho anche provato un senso di malignità che normalmente non mi appartiene caratterialmente che mi ha fatto pensare "non ci sono io, vi mando la bufera. Tiè". Poi ho sentito quel senso di bruciore allo stomaco che è tipico di chi è invidioso ... Ho anche pensato di prendere l'auto e "fuggire" con la mia famiglia dalla parte opposta, per non vedere, come gli struzzi.
Alla fine sono rinsavito e ho deciso di non lasciare da soli i diversi amici che stavano affrontando le intemperie.
Dunque, armato di stivaloni e ombrello, sono andato in zona marittima (tanto per capirci è al 38° km) a fare un po' di tifo. E' la zona dove di solito mi alleno e vederla "occupata" da altri e non da me, confesso che mi ha lasciato l'amaro in bocca. Provavo una certa invidia nel vedere tutte quelle magliette bagnate fradice di pioggia e quelle scarpe che sprofondavano ogni tanto nelle pozzanghere d'acqua; mi sentivo come mio figlio quando vuole a tutti i costi andare in mezzo alle pozzanghere d'acqua con le scarpe. 
Volevo quasi quasi andarmene via, ma l' amico Gabriele mi aveva confidato alcuni giorni prima che il cosiddetto "fattore campo" era troppo importante per lui e così, quando l'ho visto arrivare, stravolto dalla stanchezza ma grintoso, ho cercato di incoraggiarlo con tanto di spinta manuale dietro alla schiena, dato che erano appena passate le lepri delle 3 ore che lui seguiva.
Mi sarebbe piaciuto rimanere ancora lì a fare il tifo per tante altre persone che conoscevo. Alcuni addirittura correvano la loro prima maratona e mi avrebbe fatto piacere partecipare al loro "battesimo", ma la giornata era infame e stare fermi era peggio che correre, quindi sono rientrato a casa. Chiedo umilmente scusa per questo cedimento alla pigrizia.
Ovviamente la voglia di correre era elevata all'ennesima potenza tant'è vero che il giorno dopo mi sono precipitato a correre nello stesso luogo, ormai asciutto, del giorno prima.  
E infine il bolletino medico: per il momento va tutto bene; l'amica ernia pare abbia capito a chi è capitata e sa che, se riprova a fare la stupida, non avrà vita facile.
Posta un commento