VENICE MARATHON A QUOTA 30, IO A QUOTA 50

Alla partenza con gli amici di runningforum
Domenica scorsa ho partecipato ad una festa di compleanno del tutto inusuale. Si è svolto infatti il trentesimo compleanno della Venice Marathon. Non ho quindi esitato a partecipare, dato che proprio alcuni giorni prima compivo anch'io esattamente vent'anni in più; vent'anni che nel corso della "festa" si sono fatti decisamente sentire.
Preciso innanzitutto che durante i preparativi non ho seguito nessuna tabella particolare. L'anno scorso, che ne avevo pedissequamente seguita una, sono arrivato talmente stanco ai primi del mese di ottobre che la decisione finale fu quella di rinunciare a partecipare alla gara stessa.
Quest'anno ho fatto di testa mia; l'unica regola che seguivo era di fare quello che mi sentivo di fare di giorno in giorno. Complice anche il gran caldo di questa estate, non me la sono sentita proprio di sottostare ad un programma di allenamento con il rischio di ripetere l'esperienza dello scorso anno. Naturalmente ho fatto i miei lunghissimi (non molti a dire il vero) ed esattamente uno da 35 e due da 30. 
Dal punto di vista climatico la giornata era ideale, non troppo caldo pur essendoci una splendida giornata di sole anche se forse un po' di umidità si faceva sentire. Quindi, stavolta, non posso dare la colpa al caldo ...
L'obiettivo che mi ero prefissato era di seguire le lepri delle 4h e15, Non avendole nemmeno viste, sono partito per i fatti miei tenendo un ritmo di circa 5.40.
Lungo il percorso, c'era proprio un clima di festa: molta gente che applaudiva e bande musicali che stimolavano ad andare avanti.
Già al ventunesimo chilometro ho cominciato a sentire un po' di stanchezza, nessun problema fisico ma avevo la sensazione che mi  mancasse la benzina: era il messaggio lampante che sarebbe stata dura, anzi durissima. Sempre al ventunesimo chilometro sono stato superato dalle lepri delle 4 ore, ma non ci ho fatto caso: infatti significava che quelli che volevo seguire io erano ancora indietro rispetto a me.
Al ventottesimo chilometro la stanchezza si è fatta sentire ancora di più ed è sopraggiunto anche un senso di fame improvviso (credo mi sarei mangiato gli alberi del parco di San Giuliano!). Provvidenziale quindi il ristoro del trentesimo chilometro dove mi sono strafogato di frutta e biscotti: mi sembrava tutto buonissimo e forse lo era davvero, oppure ero io che 'non ci vedevo più dalla fame'.

Eccomi qui alle prese con i primi crampi!!
Questo mi ha dato un po' di energia per poter continuare ma, sorpresa finale, sono arrivati i crampi.
E' la prima volta che mi succede, infatti non sapevo nemmeno come comportarmi. Cosa bisogna fare in quersti casi? Streching? massaggi ? Boh. Mi sono fermato per alcuni minuti e il mio istinto mi ha dettato di fare un po' di allungamenti. Poi ho ricominciato a correre fiducioso, ma sono ritornati. E' inizato così un alternarsi di camminata e corsa che ha caratterizzato gli ultimi 10 chilometri, L'unico momento in cui sono riuscito a fingere che andasse tutto bene è stato a Santa Marta (circa al 38 chilometro) dove c'erano mia mamma e i miei figli che mi attendevano (Stefania purtroppo lavorava): prima della curva mi sono rifatto il make up, presentandomi ai loro occhi baldanzoso, come se niente fosse.    

certo che so recitare bene!!
Appena girato l'angolo, però, ho ripreso con il ritmo vero che mi ha portato a concludere con 4:24 .
Un altro ritocco al 'trucco' l'ho fatto in Piazza San Marco e all'arrivo dove, contando solo sulla mia forza d'animo, ho sorriso ai fotografi e al pubblico festoso, come se fossi fresco e per niente stanco e ho stretto i denti per concludere.
Poi sono rimasto seduto su una panchina ai Giardini cercando di dare alle gambe l'impulso giusto per alzarmi e tornare a casa, orgoglioso di me stesso;
Pur erssendo un veneziano doc, ogni volta la bellezza di Venezia mi commuove ed essere parte degli ottomila che sono venuti ad onorarla mi ha regalato una grande emozione. Purtroppo però quei crampi maledetti mi hanno  portato a tardare di circa 10 minuti rispetto al mio obiettivo; ma pazienza, è il rischio minimo a cui si va incontro quando si affrontano 'imprese' come questa.
Mentre seduto su una panchina dei Giardini, attendevo con altri 'desfai' il battello e mi sforzavo di dare alle mie povere gambe l'impulso giusto per sostenermi fino a casa, sono pervenuto alla conclusione di non fare più 42 chilometri. Non vorrei smentirmi tra pochi giorni come è già successo (mano a mano che passano i giorni ricordo solo le cose belle e dimentico i guai), ma sento sempre di più che per me sono troppi chilometri.
E' finita!!!


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